Lo sapevate che…

(NEWS 26-02-2019) I NUTRIZIONISTI RISPONDONO:

NEWS DEL NUTRIZIONISTA

Il reflusso gastro-esofageo in cosa consiste???
Se la valvola che separa l’esofago dallo stomaco (chiamato sfintere esofageo inferiore) non funziona correttamente, il contenuto dello stomaco che si trova nell’addome (dove la pressione è positiva) può risalire lungo l’esofago nel torace (dove la pressione è negativa). Il sintomo più comune è il bruciore, a livello dello stomaco o dietro lo sterno; ci possono anche essere sintomi aspecifici, come raucedine o tosse cronica.

Esistono numerose cause di reflusso gastroesofageo. Il sovrappeso, soprattutto se caratterizzato da depositi di grasso addominale, può avere un ruolo importante. Infatti, l’accumulo di grasso comporta un aumento della pressione all’interno del compartimento addominale e quindi dello stomaco, che tende a spingere il contenuto gastrico verso l’alto.

Altre condizioni che possono contribuire alla malattia da reflusso gastroesofageo sono rappresentate da: fumo di sigaretta, alcune malattie neurologiche autoimmuni, assunzione cronica di alcuni farmaci, stress.

Alcuni comportamenti e alimenti possono predisporre o aggravare la sintomatologia da reflusso, aumentando l’acidità gastrica e/o favorendo il rilascio dello sfintere esofageo inferiore. Per questo motivo ci sono precise raccomandazioni nutrizionali che è bene seguire.

RACCOMANDAZIONI DIETETICHE GENERALI

  • Evitare i pasti abbondanti, preferendo pasti piccoli e frequenti.
  • Privilegiare un’alimentazione a basso contenuto di grassi.
  • Evitare cibi e bevande troppo calde o troppo fredde.
  • Evitare primi piatti in brodo e l’assunzione di abbondanti quantità di liquidi durante i pasti. I liquidi vanno sorseggiati lentamente nel corso della giornata.
  • Mangiare lentamente, masticando con calma i bocconi.

ALIMENTI NON CONSENTITI

  • Cibi fritti, piatti già pronti (perché per la loro preparazione sono spesso utilizzati molti grassi).
  • Salse con panna, sughi con abbondanti quantità di olio, margarina, burro, strutto dolci con creme.
  • Carni molto cotte: stracotti, gulasch, bolliti, ragù.
  • Grasso visibile della carne e degli affettati.
  • Superalcolici.

ALIMENTI CONSENTITI CON MODERAZIONE

Attenzione: allo scopo di evitare carenze nutrizionali, è opportuno che siano limitati, tra gli alimenti sottoelencati, solo quelli che effettivamente il paziente rileva essere associati alla comparsa o al peggioramento dei sintomi di reflusso .

  • Alimenti integrali.
  • Cioccolato, agrumi e succo d’agrumi, pomodoro (soprattutto crudo) e succo di pomodoro, cipolla, peperoni, aglio, peperoncino, pepe, menta.
  • Caffè anche decaffeinato, tè, bevande gassate.
  • Vino (massimo 2 bicchieri al giorno per i maschi, 1 per le femmine).

ALIMENTI CONSENTITI E CONSIGLIATI

  • Frutta e verdura (almeno una porzione a pasto, nei casi più gravi prevalentemente cotta o frullata), acqua (non meno di 1,5 litri al giorno).
  • Latte o yogurt scremati o parzialmente scremati.
  • Formaggi: primo sale, fiocchi di latte, mozzarella di vacca, oppure formaggi parzialmente decremati come il Grana Padano DOP.
  • Carne di pollo, tacchino, coniglio, vitello, maiale (scegliere tagli più magri).
  • Pesce: branzino, sogliola, orata, merluzzo (limitare il consumo di pesci grassi come salmone, capitone, anguilla).
  • Molluschi e crostacei (consumo limitato massimo 1 volta a settimana).
  • Prosciutto crudo, cotto, speck, bresaola, affettato di tacchino/pollo.
  • Uova (non fritte).
  • Olio extra-vergine di oliva a crudo.

REGOLE COMPORTAMENTALI

  • Smettere di fumare. Fumando s’ingerisce una notevole quantità di aria, che può favorire il reflusso.
  • Evitare di indossare cinture o abiti molto stretti in vita perché aumentano la pressione sull’addome, facilitando il reflusso.
  • Evitare di sdraiarsi subito dopo i pasti. Dopo mangiato, bisognerebbe aspettare almeno due o tre ore prima di coricarsi.
  • Evitare di svolgere attività fisica a stomaco pieno, soprattutto se si tratta di esercizi che impegnano la muscolatura addominale.
  • Alzare la parte anteriore del letto di 10-15 cm, in quanto aiuta a mantenere l’esofago in posizione verticale anche quando si è sdraiati e impedisce quindi la risalita di materiale acido dallo stomaco. Evitare di utilizzare pile di cuscini, perché così facendo si assume una posizione che incrementa la pressione sull’addome.
  • In presenza di sovrappeso od obesità, è opportuno ridurre gradualmente il peso e la circonferenza addominale attraverso un’alimentazione ipocalorica ed equilibrata, associata ad un regolare esercizio fisico, sempre sotto controllo medico.

(NEWS 2-01-2019) I NUTRIZIONISTI RISPONDONO:

NEWS DEL NUTRIZIONISTA

L’assunzione di bevande zuccherate è associata alla pressione sanguigna e all’attivazione del sistema nervoso simpatico nei bambini

La ricerca ha dimostrato che negli adulti un’alta assunzione di bevande zuccherate aumenta la pressione sanguigna, tuttavia l’evidenza nei bambini è scarsa e inconcludente. Nessuno studio ha indagato l’attivazione del sistema nervoso autonomo (ANS) causata dall’assunzione di bevande zuccherate nei bambini. L’obiettivo dello studio è stato quello di indagare le associazioni tra l’assunzione di bevande zuccherate, l’aumento della pressione sanguigna e attivazione del sistema nervoso autonomonei bambini.

Nel 2017 sono stati analizzati i dati raccolti nel 2008-2010 a 5/6 anni (numero bambini = 2519) e nel 2015-2016 a 11/12 anni (numero bambini = 769) negli Amsterdam Born Children e nel loro studio di sviluppo. La pressione arteriosa sistolica (SBP) e la pressione diastolica (DBP), così come il periodo di pre-eiezione (PEP, attivazione simpatica) e l’aritmia sinusale respiratoria (RSA, attivazione parasimpatica) sono stati misurati durante la posizione supina. L’assunzione di bevande zuccherate è stata auto-segnalata.

All’età di 11/12, un aumento di dose / giorno in bevande zuccherate era associato a un aumento di 0,6 mmHg di SBP (IC 95%: 0,4; 1,2), aumento di 0,3 mmHg di DBP (0,0; 0,5) e diminuzione di 0,6 msec di PEP (-1,5 ; -0.2). I bambini nel terzile SSB più alto hanno avuto un aumento di 2,3 mmHg in SBP (0,7; 4,0) e una diminuzione di 3,6 msec in PEP (-6,7; -0,6) rispetto ai bambini nel terzile più basso. Nei bambini di età compresa tra 11 e 12 anni, l’assunzione elevata di bevande zuccherate è stata associata a un aumento della pressione arteriosa, che potrebbe essere dovuto all’aumentata attivazione del sistema nervoso simpatico. È importante sottolineare che queste associazioni erano indipendenti dallo stato di peso.

Fonte: de Boer EC, de Rooij SR, Olthof MR, Vrijkotte TGM. Sugar-sweetened beverages intake is associated with blood pressure and sympathetic nervous system activation in children. Clin Nutr ESPEN. 2018 Dec;28:232-235. doi: 10.1016/j.clnesp.2018.08.020. Epub 2018 Sep 11.

(NEWS 2-10-2018) I NUTRIZIONISTI RISPONDONO:

NEWS DEL NUTRIZIONISTA

ALIMENTAZIONE SPORTIVA: Oggi è noto che gli apporti nutrizionali variano a seconda del tipo e dell’intensità dello sport che si pratica. Per ottimizzare le prestazioni sportive, è essenziale un’alimentazione adeguata complessiva. Un apporto corretto di nutrienti deve essere in grado di raggiungere ogni muscolo per permettergli prestazioni e recupero ottimali. La sua massima resistenza è raggiunta quando i suoi depositi di glicogeno vengono reintegrati prima dell’esercizio. Affinché gli atleti riempiano correttamente le riserve di glicogeno si consiglia di consumare da 500 a 600 grammi di carboidrati al giorno. Per massimizzare la resistenza, le riserve di glicogeno devono essere sostituite quotidianamente [1].

Per chi volesse approfondire le proprie conoscenze…..

  1. Ivy, JL. Muscle glycogen synthesis before and after exercise. Sports Med 1991 Jan; 11(1):6-19.

(NEWS 11-06-2018) I NUTRIZIONISTI RISPONDONO:

NEWS DEL NUTRIZIONISTA

Limitare lo zucchero in gravidanza

Un’alimentazione molto ricca di zucchero della madre potrebbe aumentare il rischio di asma nei figli. Lo conferma uno studio che ha coinvolto quasi novemila bambini. Secondo questa ricerca, pubblicata su European Respiratory Journal, il maggiore apporto di zuccheri liberi durante la gravidanza è associato ad un rischio superiore di atopia e asma atopico nei figli, indipendentemente dall’apporto di zucchero nella primissima infanzia. La ricerca si è svolta nell’ambito dell’Avon Longitudinal Study of Parents and Children.
L’apporto di zucchero era stimato sulla base di un questionari relativo ai consumi alimentari. I ricercatori hanno considerato le diagnosi di asma, respiro sibilante, febbre da fieno, eczema, atopia, livello totale delle IgE e funzionalità polmonare nei bambini tra i 7 e i 9 anni di età. L’apporto materno di zuccheri liberi era associato positivamente all’atopia e all’asma atopico.

Fonte:Bédard, A., Northstone, K., Henderson, A. J., & Shaheen, S. O. (2017). Maternal intake of sugar during pregnancy and childhood respiratory and atopic outcomes. European Respiratory Journal, 50(1), 1700073

(NEWS 3-05-2018) I NUTRIZIONISTI RISPONDONO:

NEWS DEL NUTRIZIONISTA

Si o No al televisore in camera da letto dei nostri figli?

Un recente studio condotto nel Regno Unito, tra oltre dodicimila bambini di 7-11 anni di età, mostra che la presenza di una tv nella loro camera da letto è associate ad un indice di massa corporea (BMI) più alto e avrebbero un rischio più alto di accumulare un peso eccessivo rispetto ai bambini che non hanno la tv. I ricercatori hanno esaminato alcuni fattori quali: avere un televisore in camera da letto, giocare al computer e le ore passate davanti al televisore. I ricercatori hanno trovato che i bambini che avevano un televisore nella loro camera da letto avevano un BMI maggiore e anche un più alto indice di massa grassa. L’associazione era più marcata per le bambine che per i bambini: le bambine che dai 7 anni avevano un televisore in camera, all’età di 11 anni, avevano un rischio del 30% più alto di essere sovrappeso, mentre per i bambini il rischio era del 20% più alto.

Lo studio in questione è il sequente:

Fonte: Heilmann, A., Rouxel, P., Fitzsimons, E., Kelly, Y., & Watt, R. G. (2017). Longitudinal associations between television in the bedroom and body fatness in a UK cohort study. International Journal of Obesity, ijo2017129

(NEWS 17-01-2018) I NUTRIZIONISTI RISPONDONO:

NEWS DEL NUTRIZIONISTA

Notizie Dal Mondo della Ricerca: “I bambini che consumano latte non vaccino potrebbero essere più bassi”

Secondo uno studio recentemente, i bambini che consumano latte non vaccino potrebbero essere più bassi degli altri. Tuttavia, l’effetto è minimo. Inoltre, non è chiaro se dipende effettivamente dalla sostituzione del latte vaccino o da altri fattori. Lo studio voleva capire l’effetto sull’altezza dei bambini del consumo di latte non tradizionale, come quello di soia o di mandorle. Questo tipo di prodotti, che ha un contenuto inferiore di proteine e grassi rispetto al latte di mucca, è diventato negli ultimi anni popolare, anche perché viene spesso percepito dai genitori come più salutare.Nello studio sono stati coinvolti 5.034 bambini canadesi tra i 24 e i 72 mesi di età.Veniva considerato il volume del consumo di latte non vaccino e veniva misurata l’altezza.

Secondo i ricercatori, ci sarebbe una relazione tra consumo di latte non di mucca e statura più bassa. Per ogni tazza di latte non vaccino consumata al giorno, i bambini erano di 0,4 centimetri più bassi.

A tre anni la differenza tra chi consumava latte vaccino, tre tazze al giorno, e chi consumava quello non vaccino era di 1,5 cm.

Fonte:

Morency ME1,2, Birken CS1,3,4,5, Lebovic G6,2, Chen Y2, L’Abbé M1, Lee GJ2, Maguire JL7,6,8,2,3,4,5; TARGet Kids! Collaboration. Association between noncow milk beverage consumption and childhood height. Am J Clin Nutr. 2017 Aug;106(2):597-602. doi: 10.3945/ajcn.117.156877.

(NEWS 04-01-2018) I NUTRIZIONISTI RISPONDONO:

Nutrizionisti a Roma: Ecco cosa fare contro il freddo………e soprattutto contro i malanni di questo periodo.

I primi freddi portano con sé anche i primi malanni di stagione. Invece che affidarti alle solite medicine la prossima volta che ti ammali, prova a rinforzare le tue difese immunitarie con questi “superfood”. Se si assumono regolarmente, hanno il potere di prevenire raffreddori e influenze. Di cosa si tratta esattamente? Sono degli alimenti che sono particolarmente ricchi di vitamine, minerali e antiossidanti. Ecco quali sono:

  1. Aglio

L’aglio non è solo utile per insaporire i nostri piatti ma è anche uno dei più potenti alimenti per rinforzare il sistema immunitario, oltre che avere effetti positivi sulla pressione sanguigna e sui livelli di colesterolo. L’aglio è ricco di antiossidanti che fortificano le nostre difese naturali.

  1. Zenzero

Lo zenzero è un elemento immancabile nella cucina asiatica e viene usato per dare un tocco piccante a bevande, tè e zuppe. Questo alimento riduce le infiammazioni, allevia i dolori muscolari e placa la nausea, oltre che stimolare il nostro metabolismo, facendoci perdere anche peso. Soprattutto con l’aggiunta del miele, un tè allo zenzero fatto in casa rappresenta uno dei rimedi più efficaci contro mal di gola e raffreddore.

  1. Bacche di Goji

Le bacche di goji secche sono considerate un vero e proprio superalimento. Una manciata contiene solo 100 calorie ed è ricca di vitamina C. Sono anche una fonte di vitamina B, acidi grassi essenziali, minerali e oligoelementi. Se si mangiano le bacche di goji regolarmente, il raffreddore non ha nessuna chance. Si possono aggiungere per colazione nel muesli con lo yogurt.

  1. Cavolo riccio

Ricco di antiossidanti, questo superalimento non solo rinforza le difese immunitarie, ma previene alcune malattie come l’Alzheimer e l’arteriosclerosi. Si può aggiungere crudo alle insalate, mangiarlo come snack o mischiarlo con mela, kiwi, avocado e zenzero per fare uno smoothie.

  1. Mirtilli

Sono un prodotto stagionale ma si possono anche congelare quelli freschi e mangiarli in qualsiasi momento dell’anno. Sono buonissimi in sformati dolci o come snack e sono una bomba contro le infiammazioni.

(NEWS 30-08-2017) I NUTRIZIONISTI RISPONDONO:

  • Tutto quello che dovremmo sapere sulla vitamina B12

    Ecco come assumerla, e a che cosa serve……..

    La vitamina B12, nota anche come cobalamina è l’unica vitamina a contenere cobalto, il minerale a cui deve il nome, e si trova quasi esclusivamente negli alimenti di origine animale: per questo chi si nutre solo di cibi vegetali dovrebbe valutare la possibilità di integrarla nell’alimentazione.

    La scoperta della vitamina B12 risale al 1948, quando veniva utilizzata come fattore terapeutico contro malattie quali l’anemia perniciosa e le neuropatie.

    Dove si trova?

    In natura gli unici esseri viventi in grado di produrre la vitamina B12 sono i microrganismi come batteri e archei. Questa vitamina si trova in concentrazioni adeguate in prodotti di origine animale come la carne, le uova e i latticini, mentre gli alimenti vegetali ne sono quasi del tutto privi.

    Le principali fonti di vitamina B12 nell’alimentazione sono il fegato degli animali, i cereali, il cioccolato, le uova, il pesce azzurro, il polipo, le cozze, le vongole, le ostriche, il granchio e i latticini. Tra le carni, sono particolarmente ricche di cobalamina l’anatra, il manzo, il coniglio e l’agnello.

    Al di fuori del regno animale, gli unici alimenti che contengono vitamina B12 sono alcune specie di alghe e fughi, oltre ala soia fermentata.

    A che cosa serve?

    Le funzioni della vitamina B12 includono prima di tutto un ruolo essenziale nella produzione dei globuli rossi e dei loro rivestimenti, ma essa ha anche un ruolo importante nel metabolismo degli amminoacidi, dei grassi e dei carboidrati. La vitamina B12 è responsabile del buon funzionamento delle cellule nervose, in particolare per la produzione dei rivestimenti cellulari, e allo stesso tempo agisce come co-enzima per la sintesi degli acidi nucleici come il DNA.

    Quali sono le cause e le conseguenze di un deficit di vitamin B12?

    L’alimentazione è la prima causa di alterazione dei livelli normali di B12, anche se una sua carenza può essere dovuta a patologie che colpiscono le cellule parietali dello stomaco o in generale a disturbi gastrici.

    Tra le possibili conseguenze della carenza di vitamina B12 sono state individuate l’anemia megaloblastica, in cui i globuli rossi assumono dimensioni più grandi del normale, la già citata anemia perniciosa causata da un deficit del fattore di assorbimento, oltre che una serie di disturbi neurologici e psichiatrici tra cui problemi visivi, demenza, pressione bassa, incontinenza, debolezza muscolare, andatura instabile, stanchezza, cefalea, difficoltà a camminare, balbuzie, ansia, vertigini, palpitazioni, maggiore sensibilità al freddo e psicosi. La carenza di vitamina B12 nei bambini piccoli, inoltre, può essere responsabile di problemi motori, ridotte capacità cognitive e danni al cervello, mentre un deficit nelle donne gravide può far nascere bambini sottopeso e con ritardi nello sviluppo.

    Ancora in fase di studio sono invece i legami tra la quantità insufficiente di vitamina B12 assunta e la probabilità di sviluppare la malattia di Alzheimer, cancro al seno, o di sviluppare malattie cardiovascolari come iperomocisteinemia, attacchi cardiaci e ictus. Alcuni studi, inoltre, suggeriscono una possibile correlazione tra deficit di vitamina B12 e affaticamento precoce, alti livelli di colesterolo nel sangue e sviluppo di anemia falciforme.

    Quali sono le abitudini e i soggetti a rischio?

    Le persone considerate a rischio di carenza di vitamina B12 a causa delle abitudini alimentari sono gli anziani, i neonati allattati al seno, i vegetariani e i vegani. Altri deficit possono verificarsi in chi ha un fabbisogno aumentato della vitamina B12, fra cui le donne in gravidanza, i malati di tumori maligni, i soggetti con patologie renali e chi ha appena avuto gravi emorragie.

    Anche chi segue una dieta onnivora può essere a rischio di deficit di vitamina B12, poiché non è detto che l’organismo sia in grado di assorbirne una quantità sufficiente. In particolare, il calore tende a degradare la vitamina B12 e di conseguenza la modalità di cottura dei cibi è determinante per stabilire la quantità di B12 che arriva integra nel nostro piatto.

    In Italia le linee guida sanitarie suggeriscono di assumere circa un microgrammo (1 μg) di vitamina B12 al giorno, con un aumento fino a 1,2 μg per le donne incinte e fino a 1,5 μg durante l’allattamento. Sostanzialmente raddoppiate rispetto al nostro Paese sono invece le dosi raccomandate dai medici statunitensi, che prescrivono 2,4 μg al giorno per gli adulti e fino a 2,8 μg per le donne in allattamento.

    L’assunzione di integratori specifici per la vitamina B12 o di alimenti arricchiti è da valutare, soprattutto per chi ha superato i 50 anni di età, per le donne in gravidanza e per chiunque ritenga di non assumerne a sufficienza attraverso l’alimentazione.

(NEWS 31-05-2017) I NUTRIZIONISTI RISPONDONO:

  • Finalmente un ottima notizia sul fronte alimentazione nei “PIU’ PICCOLI”.

    L’Italia sembra aver finalmente imboccato la retta via, infatti, si è registrato un calo modesto, ma progressivo sul sovrappeso e l’obesità infantile.

    Ma guai a cantare vittoria, perché i nostri bambini continuano a essere i più grassi d’Europa. A dieci anni dalla precedente rilevazione, i bambini in sovrappeso o obesi sono diminuiti del tredici per cento. Ma la situazione, lungo la Penisola, rimane ancora oltre i livelli di guardia. «Permangono forti differenze tra il Nord e il Sud del Paese.

    L’indagine ha svelato come la quota di bambini obesi (6-10 anni) sia scesa al di sotto del dieci per cento (9,3). Mentre quella dei coetanei in sovrappeso s’attesta oggi attorno al venti per cento (21,3). Percentuali che, riportate in valore assoluto, equivalgono a dire che un bambino su cinque è in sovrappeso e uno su dieci obeso.

    Resta comunque molto da fare, soprattutto nella promozione della consapevolezza sui corretti stili di vita. I genitori devono fare la loro parte. Circa il 40 per cento delle madri di bambini in sovrappeso o obesi ritiene che il peso del proprio figlio sia nella norma.

(NEWS 14-11-2016) I NUTRIZIONISTI RISPONDONO:

  • Per tutti gli Allergici……. ecco le soglie di pericolosità degli alimenti

    Avete mai fatto caso a questa dicitura sulle etichette di diversi alimenti confezionati? Sono davvero pericolose, per chi è allergico, le tracce di gusci e frutta secca presenti in alcuni alimenti? Se non soffrite di allergia alla frutta a guscio, probabilmente no. Se, invece, siete tra i soggetti intolleranti a mandorle, arachidi, noci e simili, questo che vi staimo per dire potrebbe interessarvi…….

Un recente studio pubblicato sul Journal of Allergy and Clinical Immunology condotto da un’équipe di scienziati della University of Manchester, ha cercato di capire quale fosse il livello di allergeni alimentari che potrebbe causare una reazione allergica nel dieci per cento dei soggetti a rischio. In particolare, ricercatori hanno analizzato i cinque allergeni più comuni: arachidi, nocciole, sedano, pesce e gamberetti, alla ricerca della soglia di pericolosità di ciascuno di essi.

Ai soggetti sono state somministrate piccole dosi degli alimenti cui erano allergici e ne sono state studiate, in seguito, le reazioni immunitarie.

I ricercatori hanno scoperto che bastano tra 1,6 e 10,1 milligrammi di arachidi, nocciole e sedano per produrre una reazione nel decimo più sensibile della popolazione allergica; la soglia per il pesce era più alta – almeno 27 milligrammi – e per il gamberetto si attestava addirittura attorno a 2 grammi e mezzo. Gli scienziati, comunque, non hanno ancora indagato il motivo di una soglia di tolleranza così alta per i gamberetti.

I dati ottenuti da questo tipo di studi permetteranno di capire qual’è il livello di allergene e migliorare la sicurezza alimentare. Lo studio condotto dal gruppo anglosassone è parte di un lavoro più ampio, in cui si sta cercando di stabilire nuove linee guida alimentari in Europa, basandosi su evidenze scientifiche.

  • (NEWS 9-11-2016) I NUTRIZIONISTI RISPONDONO: Un’interessante idea “Anglosassone” che potrebbe (anche da NOI) sensibilizzarci ad un corretto modo di mangiare.

Nel Regno Unito la Royal Society for Public Health ha suggerito di aggiungere sui prodotti alimentari le icone con le principali attività sportive e i minuti di allenamento necessari per bruciare tutte le calorie assunte. Un’icona per la corsa, una per il nuoto, un’altra per chi preferisce pedalare. Ogni simbolo sarebbe accompagnato dal numero di minuti necessari per smaltire tutte le calorie assunte.

Infatti, se non siamo particolarmente ferrati su alimentazione, dieta & co, sapere che un hamburger mediamente farcito nasconde tra carne e condimenti quasi 500 calorie può lasciarci piuttosto indifferenti. Scoprire invece che per smaltire in toto quel panino dovremmo lanciarci in una camminata veloce di oltre 80 minuti potrebbe essere molto più diretto ed efficace.

Certo, non tenendo in considerazione l’età, il sesso e la corporatura di chi sta mangiando, il dato calcolato in questo modo potrebbe essere per molte persone molto approssimativo. Tuttavia, anche noi NUTRIZIONISTI pensiamo che questa semplice indicazione di massima potrebbe aiutare a sensibilizzare in modo più efficace i consumatori.

  • (NEWS 24-9-2016) I NUTRIZIONISTI RISPONDONO: La salute dei nostri denti passa anche attraverso il tipo di DIETA che facciamo.

Dai regimi alimentari iperproteici e ipocalorici agli alimenti acidi che possono danneggiare lo smalto dentale. Ecco cosa ne pensano alcuni NUTRIZIONISTI:

Sin da piccoli ci insegnano a stare attenti ai cibi zuccherini perché possono causare carie, ma in realtà anche gli alimenti acidi sono potenzialmente cariogeni, perché possono intaccare lo smalto e renderlo più debole.

Tra questi alimenti figurano numerosi frutti, come gli agrumi o anche la mela, insieme con buona parte delle bevande gassate che troviamo in commercio. Indipendentemente che contengano o meno zucchero.

Molti dei problemi dentali più comuni, come carie, ingiallimento e ipersensibilità, possono essere causati dagli attacchi degli acidi presenti in cibi e bevande, anche quelli più sani.

Per neutralizzare gli effetti nocivi di questi cibi, dunque, bisognerebbe risciacquare abbondantemente la bocca prima di spazzolare con delicatezza. Nel caso delle bibite, meglio consumarle con l’aiuto di una cannuccia, cercando di minimizzare il contatto tra liquido e denti.

Al di là dei singoli alimenti, poi, ci sono diete particolarmente sconsigliate per chi vuole mantenere un sorriso sano.

Anche Perché regimi nutrizionali sbilanciati possono portare l’organismo in una condizione poco ottimale per la salute dei denti.

“Acidificanti possono essere alcuni stili alimentari come le diete iperproteiche, la chetogenica o la Scarsdale, che spesso determinano uno stato fisiologico di chetosi-acidosi. Proprio per questo sono regimi alimentari da considerarsi mirati per specifiche necessità e da applicare per brevi periodi e soprattutto sotto la suoervisione di esperti qualificati come I NUTRIZIONISTI. Quando il corpo va in uno stato fisiologico acido anche la saliva, che normalmente ha un ph che oscilla tra 6,5 e 7,4, diventa acida. E questo può alla lunga andare a intaccare lo smalto, andando a demineralizzare i denti”.

Un consiglio? Bisogna seguire un’alimentazione varia ed equilibrata anche dal punto di vista calorico. La cara vecchia dieta mediterranea si dimostra una tra le alternative migliori. Secondo i NUTRIZIONISTI, il modello mediterraneo tradizionale può aiutare in questo senso. Poca carne, pochi grassi, porzioni non eccessive e soprattutto tanti alimenti poco lavorati, da integrare magari con ingredienti più esotici, come quinoa e spezie, che rendono il tutto ancora più vario.

  • (NEWS 22-9-2016) I NUTRIZIONISTI RISPONDONO: Sarà vero che più della metà degli italiani mangiano cibi scaduti?

A rivelarlo è un’analisi di Coldiretti condotta nel settembre 2015: ben il 55% degli intervistati ha dichiarato di mangiare i cibi scaduti. L’11% deciderebbe caso per caso, in base al tipo di alimento, e soltanto il 32% preferisce a prescindere buttare via tutto quanto (il restante 2% non ha voluto rispondere), nel caso in cui ci si trovi oltre il limite di tempo indicato sulla confezione.

La data di scadenza? Per la maggioranza degli italiani sarebbe solamente un’indicazione di massima.

Il problema di base, in ogni caso, sembra essere ancora la difficoltà di interpretare l’etichetta dei vari prodotti.

La differenza cruciale tra la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” e “da consumarsi entro” non viene percepita dalla maggior parte delle persone: se infatti nel primo caso si indica una data a partire dalla quale possono via via venire meno le proprietà organolettiche del prodotto, nel secondo si tratta di un’indicazione importante per la sicurezza dell’alimento, solitamente riservata a prodotti a rapida deperibilità come latte e uova.

  • (NEWS 26-1-2016) I NUTRIZIONISTI RISPONDONO: L’alimentazione ha un effetto sul sonno?

SE SI ECCEDE A TAVOLA A CENA, IL SONNO PEGGIORA – La conferma giunge da uno studio pubblicato sul “Journal of Clinical Sleep Medicine”. Piccolo il campione: ventisei gli adulti osservati. Abbastanza chiare le conclusioni tratte: il nostro sonno è (anche) la conseguenza di ciò che mangiamo. I quattro autori della ricerca lo hanno dedotto dopo aver osservato (e sottoposto a polisonnografia) tutte le persone coinvolte nello studio per cinque notti in un laboratorio di medicina del sonno. Tutti sono stati sottoposti per quattro giorni a una dieta controllata, mirata a ottenere i dati relativi all’effetto del regime alimentare sul riposo notturno. L’ultima sera, invece, è stata concessa un’alimentazione libera. Risultato? Nessuna differenza è emersa nel sonno relativo alle prime tre notti, mentre dopo una cena ad libitum s’è osservata una riduzione del sonno a onde lente (la fase più profonda del riposo notturno) e una maggiore durata del tempo (29 minuti rispetto ai 17 delle prime notti) necessario ad addormentarsi.

Da evitare caffè e alcol, ma anche cioccolato, cacao e tè stimolano i centri della veglia e impediscono un facile addormentamento. Altre rinunce da praticare a cena riguardano «gli ingredienti ricchi di sodio: il curry, il pepe, la paprika, gli alimenti in scatola, le patatine, i salatini e tutti quei piatti in cui si è utilizzato il dado da cucina».

QUAL’E’ LA DIETA CHE COINCILIA IL SONNO? Sicuramente i cibi che aiutano a rilassare le diverse funzioni dell’organismo sono: pasta, riso, pane, orzo, lattuga, radicchio rosso, cipolla, aglio, zucca, rape, cavolo, formaggi freschi, yogurt, uova bollite. Nello specifico la pasta, il riso, l’orzo e il pane contengono un aminoacido, il triptofano, che favorisce la sintesi della serotonina: neuromediatore fondamentale per il benessere, il rilassamento ed il sonno profondo.

  • (NEWS 23-7-2015) Vuoi invecchiare bene? Bevi il caffè

Pochissimi sanno che questa bevanda, a seconda più bevuta al mondo dopo l’acqua, ha interessantissime proprietà oltre alla ben nota capacità di stimolarci e svegliarci quando ci sentiamo un po’ “down”.

Il caffè torrefatto contiene differenti sostanze che passano nella bevanda. Sicuramente la sostanza che caratterizza il caffè è la caffeina (1,3,7 trimetilxantina), alcaloide dai noti effetti eccitanti sul sistema nervoso e per le proprietà psicostimolante aumentando la vigilanza e l’attenzione.

Tra le tante azioni che s’imputano alla caffeina ve ne sono alcune molto importanti, ma poco conosciute dai consumatori della bevanda. Infatti, pare che il caffè possa avere effetti benefici contro alcune malattie neurodegenerative. Già dai primi studi del 2000 sembrava emergere che il regolare consumo di caffè (o di caffeina), circa 2-3 tazzine al giorno, determinava una riduzione significativa della probabilità di incorrere nel morbo di Parkinson e di ridurre alcuni sintomi come i movimenti involontari e non controllati e la bradicinesia nelle persone che ne sono affette.

Inoltre, recenti studi scientifici hanno dimostrato che la caffeina riduce sensibilmente anche il rischio di contrarre l’Alzheimer in quanto agisce positivamente sulla memoria a lungo termine, inibendo la formazione della placche amiloidi che i formano nel cervello durante la progressione della patologia.

Sembra però che la caffeina non agisca allo stesso modo su tutti i soggetti esaminati, infatti pare che gli effetti positivi sono legati ad alcune varianti genetiche associate all’enzima citocromo ossidasi in grado di degradare la caffeina.

Quanto ormai dimostrato sicuramente rivaluta questa bevanda, da alcuni aggredita per alcuni suoi effetti come le palpitazioni, i tremori e l’insonnia dovuti soprattutto ad un suo eccessivo consumo.

Insomma, la caffeina riesce a ridurre alcuni processi che portano al declino cognitivo durante l’invecchiamento.

  • L’acqua vista come un nutriente essenziale che non ha bisogno di alcuna moderazione

Il corpo umano di un adulto è principalmente costituito dal 55-60% del peso corporeo da acqua (circa il 76% nel neonato). Per l’uomo l’acqua è indispensabile per le reazioni biochimiche, per la regolazione della temperatura corporea e per l’eliminazione di minerali e sostanze organiche. Un importantissimo ruolo è svolto anche nella digestione, nell’assorbimento, nel trasporto e utilizzazione dei nutrienti.

Quanta acqua dobbiamo bere?

E’ noto che attraverso le urine, le feci, la sudorazione e la respirazione, il nostro corpo elimina acqua continuamente, quindi e neccesario reintegrarla spesso. Qundi la cosa migliore è bere anche quando non si ha lo stimolo della sete, che di solito sopraggiunge solo quando il volume di acqua necessario si è già ridotto. In condizioni normali le perdite giornaliere di acqua nelll’individuo adulto si aggirano intorno al 3-4% del peso corporeo. Queste perdite tendono ad essere maggiori quanto più l’individuo è giovane di età, raggiungendo picchi del 15% del peso corporeo.

Con l’avanzare dell’età, la capacità di risposta del centro della sete diventa sempre meno pronta, e rischia di non segnalare adeguatamente la necessità di acqua. E’ proprio per questo che le persone anziane devono abituarsi a bere più spesso nell’arco della giornata, durante e al di fuori dei pasti, anche quando non ne avvertono la necessità. Il fabbisogno di acqua per adulti e anziani è approssimativamente di 1ml di acqua per ogni kcal alimentare introdotta nel corso della giornata. Per i bambini, dove il rischio disidratazione è maggiore, il fabbisogno raggiunge circa 1,5ml/kcal/giorno. Volendo tradurre tutto in consigli pratici, possiamo dire che bere circa 6-8 bicchieri d’acquaal giorno (1,5-2 litri) è sufficiente a sostituire le perdite quotidiane, tuttavia, bisogna aumentare queste quantità se si fa attività sportiva o si vive in ambienti caldi o umidi.

Bere durante i pasti gonfia?

Non è vero che l’acqua vada bevuta fuori dai pasti. Al contrario, se accompagnamo il pasto con qualche bicchiere di acqua aiutiamo la digestione, perchè gli alimenti ingeriti si ammorbidiscono e i nutrienti si diluiscono per un migliore assorbimento.

Bere durante o dopo attività fisica?

L’attività fisica comporta sudore e quindi perdita di minerali che devono essere velocemente reintegrate bevendo acqua durante e dopo l’esercizio fisico. E’ sbagliato evitare di bere per paura di sudare eccessivamente.

Va bene se bevo acqua gasata?

Nè l’acqua naturalmente gasata nè quella addizionata con gas creano problemi alla nostra salute. Anzi, la presenza di anidride carbonica nella bottiglia migliora la conservabilità del prodotto. Solo quando l’acqua è molto gasata, si possono avere disturbi nelle persone che già soffrono di disturbi gastrici e/o intestinali.

L’acqua gasata è comunque sconsigliata in molte patologie del tratto gastrointestinale, come gastrite, reflusso, ernia iatale.

Come si sceglie l’acqua minerale?

In relatà, quasi tutte le acque minerali si equivalgono. Tutte le acque sono diuretiche e non c’è un’acqua che elimina più acqua. Inoltre, i bambini non dovrebbero limitarsi a bere solamente quelle oligominerali ma alternarle con quelle più ricche di sali.

  • Basta demonizzare il caffè: aiuta a combattere il colesterolo e conferisce una lieve protezione al cuore contro infarto, ictus e scompenso cardiaco

Buone notizie per gli amanti del caffè. Corto o lungo, macchiato o nero, espresso o moka, il caffè è un concentrato di proprietà benefiche e quel che conta è che si può bere “a cuor leggero”. Numerose ricerche scientifiche hanno ormai fugato ogni dubbio sul fatto che la bevanda più amata dagli italiani possa arrecare guai a chi ha disturbi cardiovascolari.
Senza esagerare, il caffè non solo non fa male, ma nel lungo termine sembra addirittura conferire una lieve protezione da infarto, ictus, scompenso cardiaco, La caffeina contenuta nella tazzina può far aumentare leggermente la pressione del sangue e il battito cardiaco, ma l’effetto, transitorio e ininfluente dal punto di vista clinico, è più leggero in chi è abituato a bere l’espresso. Nessuna cardiopatia è provocata dal caffè. Solo chi già soffre di aritmie è meglio ne riduca il consumo oppure che opti per il decaffeinato».
Persino dopo un attacco di cuore, non c’è ragione per vietare il piacere di una tazzina. «Un vasto studio clinico italiano, chiamato Gissi, e condotto su oltre 11mila infartuati, ha mostrato che un consumo moderato non aumenta il rischio di nuovi eventi cardiovascolari».
Semaforo verde anche per chi ha il colesterolo alto. «Il caffè è ricco di antiossidanti, come l’acido clorogenico, l’acido caffeico e le melanoidine, prodotte nella tostatura dei chichi. Dopo un pasto pesante, come una frittura, queste sostanze agiscono sia a livello gastrico sul bolo alimentare sia nel circolo sanguigno, bloccando il nefasto processo di ossidazione e riducendo i rischi provocati dai radicali liberi».
Grazie ai benefici polifenoli, due o tre tazzine al giorno avrebbero anche un’azione anti-ictus (meno 20-30%, secondo un maxi-studio giapponese pubblicato sulla rivista Stroke) e anti-cancro (guarda altri cibi anti-cancro). «Il caffè abbassa il rischio di tumore dell’oro-faringe, tumore del fegato, cirrosi epatica, tumore dell’endometrio e forse del tumore del colon-retto e del melanoma».

“Altro che vizio……..Chi ama il caffè vive più a lungo: fino al 10% in più gli uomini e il 15% in più le donne, come riportato sul New England Journal of Medicine”.

 

  • La migliore DIETA del 2012 è la DUSH e le altre???? Ecco a voi le prime tre posizioni

Non sapete quale dieta seguire? La rivista americana US News and World Report ha decretato la dieta Dush, acronimo di Dietary Approaches to Stop Hypertension, come la più efficace sia per la salute che per la perdita di peso.
La dieta Dush prevede un consumo limitato di sale, l’assunzione di frutta, verdura, cereali integrali e alimenti dal basso contenuto di grassi.
Il programma che è stato approvato dal Governo nasce per combattere l’ipertensione ma risulta molto efficace anche per dimagrire.
La dieta DASH aiuta inoltre a ridurre i livelli di colesterolo LDL (“cattivo”)
Sebbene questa sembra essere la migliore è bene ricordare che una dieta ideale per una persona potrebbe non rivelarsi tale anche per qualcun altro; è bene quindi scegliere un programma personalizzato dietro consiglio di un nutrizionista.
La seconda classificata tra le diete è TLC, acronimo di Therapeutic Lifestyle Changes, approvata dall’American Heart Association come regime “heart-healthy” che può ridurre il rischio di insorgenza di patologie cardiovascolari. La dieta TLC si basa su una riduzione drastica del contenuto di grassi, in particolare di quelli saturi (non più di 200mg di colesterolo al giorno). Facendo questa dieta si mangierà più frutta, verdura, cereal integrali, pesce, pollo senza pelle e tutti i prodotti privi o a basso contenuto di grassi.
Sebbene questa dieta è stata disegnata per ridurre i livelli di cloesterolo e non per la perdita di peso, una ricerca suggerisce che in generale, una dieta povera di grassi tende a promuovere la perdita di peso.
La terza classificata è la dieta Mediterranea, associata secondo numerosi studi ad una diminuzione dell’incidenza di patologie cardiovascolari, riduzione della pressione sanguigna e del colesterolo LDL “cattivo”, aiuta a previene e controllare il diabete. La dieta si base su l’assunzione giornaliera di ciascuno dei macronutrienti (carboidrati, proteine e grassi) secondo una percentuale stabilita. Altra cosa importante è variare il più possibile le fonti di questi nutrienti, ridurre il consumo di grassi saturi (sostituendoli con quelli insaturi) e non dimentichiamoci di mangiare circa 30g di fibra ed alcuni micronutrienti (potassio, calcio, vitamina B12, vitamina D, ferro, ecc.).

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